La vernice? Dà una mano DI PAOLO GANDOLFI – ARCHITETTO, ESPERTO IN MOBILITÀ E PROGETTAZIONE URBANA (tempo di lettura: 10 minuti)
A torto osteggiate, le corsie ciclabili introdotte dal Codice della Strada portano visibilità al ciclista e consapevolezza all’automobilista.
Le corsie ciclabili sono state introdotte dal Codice della Strada ormai da quasi sei anni ma, come c’era da aspettarsi in assenza di regolamento attuativo, rimangono in un limbo d’incertezza che permette a qualcuno di astenersi da utilizzarle, come se la strada senza le corsie ciclabili fosse più sicura. Andiamo diretti al punto: nella quasi totalità delle strade si può legalmente circolare in bicicletta, ma solo in pochissime ci sono le piste ciclabili. Dato per scontato che nessuno possa restringere la circolazione delle biciclette solo alle poche e malfatte piste ciclabili, ne consegue che le corsie ciclabili servono e vanno realizzate per accelerare l’adeguamento delle reti stradali e per rendere la presenza dei ciclisti più evidente.
STRUMENTO NECESSARIO
La totalità delle strade aperte alle bici deve essere ciclabile in entrambe le direzioni attraverso uno di questi strumenti: le piste ciclabili, le corsie ciclabili, la classificazione a strada o itinerario ciclabile, strade residenziali fortemente moderate. Le corsie ciclabili sono quindi uno dei quattro strumenti da usare per avanzare dignitosamente verso un Paese più ciclabile. In città dove in strada c’è spazio sufficiente e non lo si va a sottrarre ai pedoni è giusto realizzare le piste ciclabili, in territorio extraurbano si dovrebbe creare spazio a fianco delle statali e delle provinciali. Dove questo spazio non c’è, sia in città che fuori, dovrebbero essere sempre realizzate le corsie ciclabili, come previste dall’art 3 del Codice della Strada oppure strade E-bis (strade urbane ciclabili, con limite a 30 all’ora e prirità per i velocipedi) o F-bis (itinerario ciclopedonale) o forme di moderazione spinta. In altre parole se non c’è una pista ciclabile o non siamo in una strada a priorità ciclabile, le linee continue o tratteggiate che definiscono lo spazio dei ciclisti all’interno della normale corsia di marcia andrebbero sempre fatte, come si fa sempre la linea di margine o quella di mezzeria. Per come sono concepite e vengono realizzate, le corsie ciclabili rappresentano lo spazio dove circolano i ciclisti nella normale corsia di transito dei veicoli. Anche senza le corsie ciclabili i ciclisti sono comunque presenti e circolano sulla destra della strada e della corsia carrabile, quindi la tesi di chi dice che sono pericolose è irrazionale o meglio una sciocchezza. L’automobilista quando si trova davanti un ciclista deve comunque sorpassarlo solo se c’è lo spazio per farlo oppure invadendo la corsia contraria. Evidentemente se c’è lo spazio sufficiente per sorpassare un ciclista in sicurezza, senza passare nella corsia contraria, quindi tecnicamente senza effettuare la manovra di sorpasso, vuol dire che c’è spazio sufficiente per realizzare una pista ciclabile in corsia riservata. Qualora non ci sia lo spazio per una pista ciclabile in corsia riservata, l’eventuale ciclista va sorpassato spostandosi al centro della strada e rallentando, quindi vuol dire che il ciclista sta condividendo la corsia carrabile con l’automobilista. Da qui nasce il concetto di corsia dedicata ai ciclisti, ma utilizzabile anche dalle automobili in alcuni tratti.
AVVISO AL GUIDATORE STRUMENTO NECESSARIO
La totalità delle strade aperte alle bici deve essere ciclabile in entrambe le direzioni attraverso uno di questi strumenti: le piste ciclabili, le corsie ciclabili, la classificazione a strada o itinerario ciclabile, strade residenziali fortemente moderate. Le corsie ciclabili sono quindi uno dei quattro strumenti da usare per avanzare dignitosamente verso un Paese più ciclabile. In città dove in strada c’è spazio sufficiente e non lo si va a sottrarre ai pedoni è giusto realizzare le piste ciclabili, in territorio extraurbano si dovrebbe creare spazio per a fianco delle statali e delle provinciali. Dove questo spazio non c’è, sia in città che fuori, dovrebbero essere sempre realizzate le corsie ciclabili, come previste dall’art 3 del Codice della Strada oppure strade E-bis (strade urbane ciclabili, con limite a 30 all’ora e prirità per i velocipedi) o F-bis (itinerario ciclopedonale) o forme di moderazione spinta. In altre parole se non c’è una pista ciclabile o non siamo in una strada a priorità ciclabile, le linee continue o tratteggiate che definiscono lo spazio dei ciclisti all’interno della normale corsia di marcia andrebbero sempre fatte, come si fa sempre la linea di margine o quella di mezzeria. Per come sono concepite e vengono realizzate, le corsie ciclabili rappresentano lo spazio dove circolano i ciclisti nella normale corsia di transito dei veicoli. Anche senza le corsie ciclabili i ciclisti sono comunque presenti e circolano sulla destra della strada e della corsia carrabile, quindi la tesi di chi dice che sono pericolose è irrazionale o meglio una sciocchezza. L’automobilista quando si trova davanti un ciclista La corsia ciclabile dice all’automobilista che in strada ci può essere sempre un ciclista e che lo deve rispettare, rallentando e sorpassandolo in sicurezza senza occupare quello spazio: è la cosa giusta e normale che si dovrebbe fare anche quando non c’è la corsia ciclabile, ma il tracciarla aiuta la diffusione di questo comportamento corretto, anche nelle strade extraurbane. Le corsie ciclabili servono a rendere gli automobilisti sempre più consapevoli della necessità di comportarsi in modo corretto e sicuro in presenza di un ciclista, soprattutto nel sorpasso.
TRACCIARE UNA CORSIA CICLABILE INDUCE L’AUTOMOBILISTA A TENERE UN COMPORTAMENTO CORRETTO ANCHE NELLE STRADE EXTRAURBANE
