CE LO CHIEDE L’EUROPA DI FRANCESCO BARONCINI – BOARD MEMBER ECF (tempo di lettura: 6 minuti)
Fare di virtù una necessità
Effetto di lunga durata di un progetto attivo tra il 2014 e il 2017 sono le 2mila imprese che si fregiano della certificazione europea Cfe (Cycle-friendly employer). In Italia? Per ora si contano sulle dita delle mani.
I progetti europei non sempre lasciano conseguenze durature, ma quella che vi sintetizziamo qui è la storia di un successo e di un progetto le cui ricadute producono ancora effetti a quasi dieci anni dalla fine del finanziamento Ue. “Bike2Work, smart choice for commuters” si chiamava il progetto; finanziato dal programma dell’Unione Europea Intelligent energy europe (Iee), è stato attivo dal 2014 al 2017; Fiab ne era partner e io posso dire di averlo visto concretizzarsi, in qualità di capo del progetto per conto della federazione. È stato indiscutibilmente un successo perché nel periodo di durata del progetto il programma di incentivo a usare la bici per i propri spostamenti ha coinvolto all’epoca 300 aziende e quasi mezzo milione di persone, ma la campagna è proseguita fino a oggi e anzi si è estesa da allora a tante altre città. Uno degli scopi originari del progetto era quello di individuare un protocollo per certificare le aziende amiche della bicicletta, in inglese Cycle-friendly employer” (Cfe). Il lavoro è stato complesso, la discussione sui requisiti minimi di accesso, lunga e accesa, si è chiusa stabilendo di limitare al massimo i requisiti obbligatori; in questo modo si sono creati vari livelli di certificazione in base a ciò che l’azienda offre. Ne è risultato, e non è poco, che oggi in Europa ci sono poco meno di 2mila aziende certificate, soltanto una decina delle quali in Italia per una forza lavoro complessiva di oltre 1 milione e 300mila dipendenti. Possono ambire alla certificazione europea Cfe non soltanto le imprese private, ma anche gli enti pubblici e le organizzazioni no profit. Ottenere il marchio è piuttosto semplice, i requisiti base sono la nomina di un mobility manager, che le aziende grandi devono avere per legge, e mettere a disposizione dei dipendenti un parcheggio per le bici sicuro e di facile accesso. Il punteggio viene assegnato in base alle iniziative prese in diverse aree (informazione e comunicazione, coordinamento e organizzazione, incentivi per i dipendenti, servizi per i dipendenti, gestione del parcheggio, servizi per visitatori e clienti) e la certificazione è valida per tre anni; alla stessa stregua, le imprese che richiedono la certificazione devono dimostrare di progettare e finanziare le misure richieste dal protocollo per almeno un triennio. Ottenere il livello base è semplice, ma il protocollo funge da linee guida per sviluppare i servizi per i dipendenti che scelgono di usare la bici per raggiungere l’azienda. La certificazione è un grande vantaggio, offre la possibilità di accedere a incentivi e ottenere punteggi aggiuntivi per i bandi pubblici (Lombardia ed Emilia Romagna sono un esempio) oltre ad aumentare il proprio rating Esg, a rendicontare l’abbattimento delle emissioni inquinanti e anche ad attrarre talenti, considerato che le nuove generazioni sono attente ai valori ambientali. Questa è la dimostrazione di come un progetto europeo ben strutturato possa aiutare le aziende ad aumentare il proprio successo e a promuovere al tempo stesso la propria responsabilità ambientale e il benessere del personale.
