Faccia da Ciclista

FACCIA DA CICLISTA
https://doi.org/10.26635/6975.7151
Alla fine dell’Ottocento, quando andare in bicicletta era diventato popolare, iniziarono a circolare un sacco di avvertimenti sulla salute, soprattutto per le donne. Uno di questi era la “faccia da ciclista”, una “condizione nervosa” che si diceva fosse causata dallo stress di mantenere l’equilibrio in bici e dalle smorfie che si facevano per farlo. Si credeva che questo potesse portare a esaurimento nervoso e a cambiare l’aspetto del viso. ln Nuova Zelanda, tra il 1895 e il 1897, la notizia diventò virale, presentando la “faccia da ciclista” come una minaccia per la salute, la bellezza e persino la moralità delle donne. C’erano anche altre condizioni legate al ciclismo, come “ciclismomania”, “curvatura da ciclista”, “gobba da ciclista”, “andatura da ciclista” e ‘”cuore da ciclista”, Queste definizioni e diagnosi attribuite alle donne non erano basate su evidenze scientifiche, ma piuttosto sulla necessità di controllare comportamenti non conformi alle norme di genere. Questa storia non è poi cosi diversa da quello che succede oggi con le nuove tecnologie. Proprio come all’epoca si temeva che andare in bici potesse far male, oggi ci sono preoccupazioni per la sicurezza dei cellulari, delle antenne 5G e delle turbine eoliche. Gli autori dello studio analizzano come la “faccia da ciclista” sia stata costruita dal punto di vista culturale e medico tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, mostrando come alcuni medici senza scrupoli abbiano sfruttato i media per diffondere paure infondate, facendole diventare parte del pensiero comune. Questo dimostra quanto sia importante valutare i rischi per la salute delle nuove tecnologie basandosi su prove concrete e non su paure culturali, per evitare che queste si trasformino in nuove malattie inventate.
