CE LO CHIEDE L’EUROPA DI FRANCESCO BARONCINI – BOARD MEMBER ECF (tempo di lettura: 7 minuti)
Leasing, perché no?
Dove è sostenuto da incentivi, spopola: oltre due milioni di bici in Germania, un fatturato che supera i tre miliardi di euro. Da noi è in coda a tutti i possibili bonus aziendali
Andare al lavoro in bici è pratica sempre più diffusa anche in Italia, con evidenti benefici per le aziende in termini di puntualità e produttività dei lavoratori, ma l’idea della bici aziendale è ancora confinata a pochissime realtà. I programmi di “bike leasing” sono piuttosto diffusi all’estero mentre da noi sembra ancora fantascienza. Il sistema in realtà è molto semplice, l’azienda acquista o prende in leasing i mezzi da una società specializzata e li mette a disposizione dei lavoratori, gratuitamente come parte del pacchetto di welfare aziendale o con trattenute mensili sullo stipendio per il noleggio e/o la manutenzione. Il dipendente può usare la bici per andare al lavoro, ma anche nel tempo libero come se fosse di proprietà; a fine contratto la bici può essere restituita o acquistata definitivamente a prezzo concordato. Semplice, efficace, efficiente, economico. O forse no, almeno qui da noi, se è vero che l’unica azienda che ha provato a fornire il servizio ha dovuto chiudere. Parliamo dell’olandese Swapfiets, diventata popolare per le ruote blu del suo parco bici, che nella sola Amsterdam ha 70mila abbonati, ma che ha chiuso la propria filiale italiana all’inizio del 2023 a causa della bassa domanda (un migliaio circa i clienti) Laddove il sistema è sviluppato, in Germania per esempio il solo gruppo Volkswagen ha consegnato oltre 40mila company bike ai dipendenti, e un report Ecf/JobRad ha calcolato che nel 2024 circolava nel paese una flotta di oltre 2milioni e 100mila biciclette in leasing, punto più alto di una crescita annua che dal 2019 in qua si mantiene costante del 30%. Altrettanto recente, uno studio della Deloitte ha stimato in 3,1 miliardi di euro il fatturato del bike leasing in Germania nel 2024. Se passiamo in Olanda, nazione cinque volte meno popolata della Germania, le bici aziendali sono oltre 200mila ma si stima che raggiungeranno il milione nei prossimi quattro anni. I benefici fiscali per le aziende e i lavoratori sono ampi e ben strutturati; per fare un esempio concreto il costo del noleggio viene detratto dallo stipendio lordo, ovvero abbassa la somma sulla quale viene calcolata l’Irpef. In Italia, al contrario, i benefici fiscali sono alti per le auto (detrazione forfettaria del 40%), ma la prassi dell’Agenzia delle Entrate ha confermato che le e-bike messe a disposizione dei dipendenti tramite leasing non godono di questo favore e devono essere trattate come fringe benefit per il dipendente con limiti di valore esentasse molto bassi che non coprono nemmeno l’acquisto di una buona bici tradizionale, figuriamoci una e-bike. Per l’azienda, in pratica, è meglio comprare direttamente la bici ai dipendenti anziché avviare un sistema di noleggio, per quanto il mercato offra soluzioni consolidate e comprensive di qualsiasi servizio accessorio (manutenzione e assicurazione). Il fatto che non esista un mercato strutturato, inoltre, è un limite allo sviluppo. Alcune iniziative meritevoli esistono, ma sono isolate e il servizio non fa parte del pacchetto dei benefit aziendali ma è considerato un extra che si concede dopo che si sono esauriti tutti gli altri possibili bonus. Tuttavia l’interesse cresce, la richiesta da parte dei lavoratori c’è e le aziende sempre più spesso prendono informazioni. Ciò che serve sono modifiche legislative e incentivi mirati che rendano l’accesso alla bici aziendale decisamente più vantaggioso per dipendenti e imprese di quanto sia oggi l’auto aziendale.
I BENEFICI FISCALI DI QUESTO SISTEMA IN ITALIA SONO ALTI PER LE AUTO, MINIMI PER LE BICI
