BIKE ECONOMY DI PIERO NIGRELLI, DIRETTORE SETTORE CICLO – ANCMA Un tesoro da 10 miliardi (tempo di lettura: 8 minuti!)
È il valore economico del cicloturismo, che ormai costituisce il 10% delle presenze nel nostro Paese. Una leva per uno sviluppo sostenibile di economie locali
Nel 2014 lo Studio Ambrosetti, in occasione dei 100 anni di Eicma,stimava in 3,7 miliardi di euro il valore economico del cicloturismo in Italia. Quella analisi fu un primo spartiacque per un settore ancora percepito come marginale. Oggi, grazie ai dati più recenti dei rapporti realizzati dall’Osservatorio sull’Economia del Turismo delle Camere di Commercio con IsnartUnioncamere e Legambiente e alle analisi frutto delle collaborazioni tra Fiab e università dell’Insubria, il quadro è molto più maturo e quantitativamente rilevante.
Nel 2024 le presenze di cicloturisti hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 89 milioni (+54 % rispetto al 2023), con un valore economico stimato in quasi 9,8 miliardi di euro. Le vacanze in bici rappresentano oltre il 10 % del totale delle presenze turistiche in Italia, rendendo il cicloturismo un segmento sempre più centrale nella struttura del sistema turistico nazionale. Aggiungiamo che il cicloturista, secondo i dati convergenti di varie rilevazioni, spende in media circa 95 € al giorno, cifra che sale a oltre 104 € per i visitatori stranieri, ben al di sopra della spesa media quotidiana del turista tout court. Questi numeri raccontano una trasformazione in corso: da fenomeno emergente a componente strutturale dell’offerta turistica italiana, in grado di intercettare una domanda con maggior capacità di spesa, più attenta alla sostenibilità e alla qualità dell’esperienza. I cicloturisti trascorrono più tempo nelle destinazioni, consumano servizi locali e alimentano le filiere ricettiva, ristorativa e culturale anche nelle aree interne e periferiche dell’Italia.
Tuttavia, la crescita non è omogenea. Il territorio italiano soffre ancora di discontinuità infrastrutturali, di standard qualitativi variabili e di una frammentazione amministrativa che spesso rallenta la realizzazione di reti ciclabili a lunga percorrenza. In molte aree, la scarsità di servizi integrati come il trasporto intermodale bici + treno, o la mancanza di sicurezza stradale, limitano l’accessibilità e la fruibilità dei percorsi.
In questo contesto, le scelte di politica pubblica e gli investimenti strutturali sono determinanti. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) ha destinato risorse significative allo sviluppo della mobilità ciclistica: circa 400 milioni di euro per infrastrutture ciclabili extra-urbane, con 1.235 km di nuove ciclovie turistiche programmate entro il 2026, e altri fondi per percorsi urbani e connessioni intermodali. Complessivamente, tra strumenti nazionali e fondi regionali, il valore potenziale degli investimenti nel settore supera 1,2 miliardi di euro tra il 2018 e il 2026. Crediamo sia ancora poco se ci paragoniamo ad altri paesi europei dove certo non esiste il nostro potenziale.
Questi interventi rappresentano l’ossatura fisica di un modello di turismo diffuso, che non si concentra nelle grandi città d’arte e nei luoghi del turismo di massa, ma si sparge lungo fiumi, borghi storici e aree naturali, con un impatto sociale, economico e ambientale positivo per le comunità locali.
Da qui nasce una prospettiva di lungo periodo: fare del cicloturismo un asse portante della strategia turistica italiana, allineando piani territoriali, incentivi fiscali per le imprese, digitalizzazione dell’offerta e servizi integrati. Investire nelle ciclovie non significa solo costruire percorsi, ma attivare economie locali, creare occupazione qualificata e promuovere una mobilità sostenibile che risponde alle sfide climatiche e sociali del nostro tempo. Il settore è maturo per passare dall’essere una nicchia promettente a una leva industriale del turismo italiano. Le premesse ci sono: ora servono coerenza, coordinamento e visione di sistema.
IL CICLOTURISTA È UN VIAGGIATORE CON MAGGIORI CAPACITÀ DI SPESA E ATTENZIONE ALLA SOSTENIBILITÀ
