IN MOBILITÀ DI ANDREA COLOMBO, ESPERTO DI MOBILITÀ E SICUREZZA STRADALE
Internazionale Trenta
Da Graz, apripista nel 1992, ad Atene. Dalla Spagna alla Norvegia. Una panoramica delle città e delle nazioni in cui i 30 km all’ora sono lo standard nelle aree urbane.
Sperimentato per la prima volta nel 1992 a Graz in Austria, dal post-pandemia il modello della Città 30 sta vivendo una significativa crescita. Non solo si diffonde come progetto per iniziativa dal basso di amministrazioni e comunità locali, ma sta cominciando a diventare anche norma a livello statale. Pur con diversi approcci e impostazioni, l’oggetto o l’effetto è l’inversione del rapporto tradizionale tra regola, divenuta ora i 30 km/h, ed eccezione, i 50 km/h. A fare da apripista della rivoluzione dei 30 all’ora per legge come standard nelle aree urbane è stata nel 2021 la Spagna, su spinta di Valencia (con Giuseppe Grezzi assessore alla mobilità) che l’aveva già applicato su base volontaria. La nuova regola nazionale ha reso automatico il limite dei 30 km/h per tutte le strade urbane con una sola corsia, nelle strade a senso unico o per direzione in quelle a doppio senso (senza tra l’altro conteggiare le corsie bus): si stima che oggi in oltre il 70% delle strade delle città spagnole sia in vigore la velocità salva-vita. Nel 2023 è stata la volta del Galles: dove la nuova normativa ha fissato a 20 miglia orarie, l’equivalente dei nostri 30 km/h, il limite nelle aree edificate dei centri abitati. Curioso è il criterio per individuare le strade in cui vale: sono quelle dove i lampioni si trovano a una distanza non superiore a 180 metri circa l’uno dall’altro, segno di una presenza intensa di persone, case, attività. Nel 2025 è arrivato il nuovo codice della strada della Grecia, dove il limite predefinito di 30 km/h riguarda tutte le strade urbane senza spartitraffico. alcune condizioni, come la presenza di piste ciclabili fisicamente separate e di attraversamenti pedonali con semaforo, e la carreggiata destinata alla funzione esclusiva del traffico automobilistico. Qui l’elemento distintivo è che si tratta di una novità di tipo procedurale e valida per il futuro, introdotta non nel codice della strada, ma nelle norme applicative sulla segnaletica. Tra i casi particolari, anche la Francia, che già nel 2015 aveva modificato il codice generale delle autorità locali, per creare la base legale per la Città 30. I sindaci hanno il potere di impostare il limite di 30 km/h in una parte o anche in tutta la rete stradale dell’area urbana, motivando la loro decisione con esigenze di sicurezza stradale, mobilità o ambiente. Come ha fatto Anne Hidalgo a Parigi nel 2021, e lo stesso accadeva anche in Belgio, a Bruxelles: entrambe le città hanno aperto proprio con la riduzione della velocità una stagione di trasformazioni profonde di mobilità e spazio pubblico. L’ultima in ordine di tempo è la Norvegia: nel 2026 ha stabilito che d’ora in avanti 30 km/h sarà il punto di partenza nella valutazione sul limite più opportuno nelle aree densamente popolate. Essendo la regola, se le autorità locali vogliono applicare i 50 km/h, devono motivare l’eccezione, facendo riferimento ad alcune condizioni, come la presenza di piste ciclabili fisicamente separate e di attraversamenti pedonali con semaforo, e la carreggiata destinata alla funzione esclusiva del traffico automobilistico. Qui l’elemento distintivo è che si tratta di una novità di tipo procedurale e valida per il futuro, introdotta non nel codice della strada, ma nelle norme applicative sulla segnaletica. Tra i casi particolari, anche la Francia, che già nel 2015 aveva modificato il codice generale delle autorità locali, per creare la base legale per la Città 30. I sindaci hanno il potere di impostare il limite di 30 km/h in una parte o anche in tutta la rete stradale dell’area urbana, motivando la loro decisione con esigenze di sicurezza stradale, mobilità o ambiente. Come ha fatto Anne Hidalgo a Parigi nel 2021, e lo stesso accadeva anche in Belgio, a Bruxelles: entrambe le città hanno aperto proprio con la riduzione della velocità una stagione di trasformazioni profonde di mobilità e spazio pubblico. L’ultima in ordine di tempo è la Norvegia: nel 2026 ha stabilito che d’ora in avanti 30 km/h sarà il punto di partenza nella valutazione sul limite più opportuno nelle aree densamente popolate. Essendo la regola, se le autorità locali vogliono applicare i 50 km/h, devono motivare l’eccezione, facendo riferimento ad
Che i 30 km/h come standard nelle città si stiano imponendo come tema nell’agenda pubblica, lo dimostra anche il fatto che la Commissione europea pochi mesi fa ha definito “l’introduzione di un limite di velocità di 30 km/h nelle aree urbane come la misura con il maggiore impatto” per la sicurezza stradale e la protezione degli utenti vulnerabili. Il primo studio scientifico comparato su quaranta Città 30 in Europa, condotto da George Yannis dell’Università di Atene, ha misurato in media una riduzione del 23% degli scontri stradali, del 37% e del 38% delle persone morte e di quelle ferite, del 18% delle emissioni inquinanti, di 2,5 dB del rumore, del 7% del consumo di carburante e del 2% della congestione del traffico. Concludendo con un’indicazione molto chiara: “l’applicazione di un limite di velocità generale di 30 km/h in tutta la città è più conveniente rispetto a una sua introduzione graduale”.
UNO STUDIO SULLE CITTÀ 30 EUROPEE HA MISURATO UNA RIDUZIONE DEL 37% DEI MORTI, DEL 38% DEI FERITI, DEL 18% DELLE EMISSIONI NOCIVE. MENO 7% ANCHE PER I CARBURANTI
