EDITORIALE DI MICHELE BERNELLI: Scacco al pedone
Dopo l’estate più torrida di sempre, causticamente è il caso di dirlo battezzata dal geologo Mario Tozzi come la più fresca dei prossimi anni , siamo entrati in un autunno caldo in cui spirano nella stessa direzione quelle di una prepotenza che non fa sconti all’umanità neonazismi di ritorno, occupazioni territoriali, la forza armata come strumento di risoluzione delle controversie internazionali, il femminicidio come effetto collaterale del patriarcato mediterraneo. Ci rifugiamo nella nostra bolla, solo per scoprire che anche qui il clima non è dei migliori. La stagione che ci aspetta è anche quella preelettorale: nel 2027 le urne ci restituiranno un nuovo governo centrale ma anche un giudizio su tante amministrazioni locali. Si vota in città come Roma, Milano e Bologna che sulla mobilità sostenibile hanno fatto, e soprattutto hanno fatto parlare con molto rumore i gruppi all’opposizione. In Italia, come si sa, se una ciclabile è figlia della sinistra, a destra si fa campagna elettorale promuovendo la sua abolizione e il ‘liberi tutti’ per l’automobile. Promesse tanto roboanti quanto effimere, si scontrano dopo il voto con la logica e con le poche risorse a disposizione della nuova giunta che rendono difficile giustificare una spesa per la demolizione di un’infrastruttura. Molto meno effimera negli effetti, la riforma del Codice della strada scritta, voluta e fortemente difesa dall’on. Salvini, detterà il clima della mobilità sulle nostre strade. Tra le ultime novità proposte, una preoccupante, e passata un po’ sotto silenzio, riguarda regole e sanzioni previste… per il pedone. Che avrà l’obbligo attenzione: anche attraversando sulle strisce, di fermarsi e verificare che i conducenti dei veicoli in arrivo l’abbiano visto e stiano effettivamente rallentando o fermandosi per concedergli la precedenza. E che durante l’attraversamento dovrà evitare, cito, movimenti improvvisi o imprevedibili e cambi repentini di traiettoria. Multato l’uso di smartphone o simili. Scusa, metto giù che devo attraversare . Verrebbe da sorridere. Ma è un segnale di quanto l’Italia sia ancora drammaticamente lontana da quella cultura della condivisione dello spazio pubblico, della responsabilità del più forte e della tutela del più debole, che ormai impronta tutta Europa. Da noi, di questo passo, il pedone investito dovrà dimostrare che non se l’è cercata.
