EDITORIALE DI MICHELE BERNELLI: Don Abbondio (tempo di lettura: 2 minuti)
Nel paese dei Don Abbondio, del quieto vivere che si fa complice di ingiustizia, non c’è da stupirsi quando si ricevono notizie come questa che ci gira Virgilio Scanu. A Cagliari, la Fiab cittadina di cui è presidente è da qualche anno impegnata a contestare un regolamento comunale – approvato da una giunta di centrodestra – che vieta, in tutta la città, di legare le biciclette alle “infrastrutture pubbliche non destinate allo scopo”. Rastrelliere sì, tutto il resto no. Peccato che le rastrelliere siano poche, mal distribuite, comunque insufficienti per una domanda che cresce, scoprendo il piacere e la praticità di una mobilità quotidiana in bicicletta. Multa tra i 100 e i 300 euro a chi viene pizzicato (immaginiamo in flagrante) magari solo per un lucchetto momentaneamente allacciato per la spesa, un caffè, una visita. Il decoro, (proprio quello, il frusto tema da controversie tra condomini) diventa la più opaca delle tagliole per frenare un salto di civiltà, quello verso una mobilità urbana meno autocentrica, meno inquinante, più salutare, più sicura. Fiab Cagliari ha fatto ricorso al Consiglio di Stato. Che lo ha respinto, non cogliendo che una bici appoggiata e non legata a un palo (ma che differenza farebbe poi, in quanto a decoro?) sarebbe facile preda. Nel paese dei Don Abbondio ci arrivano segnalazioni di corsie ciclabili che spariscono da un giorno all’altro per una ripavimentazione, per un cantiere stradale, oppure pian piano per progressivo sbiadire, e chissà se torneranno mai. Un modo silenzioso di mettere i bastoni tra le ruote della ciclabilità senza proclami, senza neppure metterci la faccia. Per fortuna c’è anche chi “il coraggio se lo dà”, e tra questi mettiamo il presidente della provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti. Che in risposta agli omicidi stradali di Sara Piffer e Matteo Lorenzi, investiti mentre si allenavano in bicicletta, ha voluto oltre 30 chilometri di corsie ciclabili su statali ad alta frequentazione di ciclisti. Striscie bianche discontinue sul lato destro della carreggiata e il simbolo della bicicletta: uno spazio promiscuo, valicabile dai veicoli, ma un segnale visivo costante per chi, in auto, ha il dovere di tenere alta l’attenzione su chi viaggia in bicicletta. Un esempio che ci auguriamo faccia scuola.
