Il Treno dei Desideri di Francesco Baroncini
Un rapporto Ecf su 67 operatori del continente vede come primi della classe Belgio e Svizzera. Da noi? Trenitalia sufficiente, Italo non pervenuto. E qualche buon esempio che arriva dalle Regioni
Ai cicloturisti ma anche ai ciclisti quotidiani usare il treno piace, quale che sia la lunghezza degli spostamenti. Diciamolo subito, a differenza del treno dei desideri della canzone di Paolo Conte il treno non va al contrario, anzi nel corso degli anni si è visto un netto miglioramento dei servizi offerti in Europa e anche in Italia. Ecf, la Federazione europea dei ciclisti, ha recentemente pubblicato un rapporto dal titolo ‘I ciclisti amano il treno’ che prende in considerazione 67 diversi operatori ferroviari: racconta quali sono le migliori compagnie di trasporto su rotaia in Europa, perché sono le migliori e quali sono le strategie per migliorare.
SEI GLI INDICATORI PRESI IN ESAME: QUATTRO SONO INFRASTRUTTURE, DUE RIGUARDANO WEB, COSTI, SERVIZI
INDICATORI DI QUALITÀ
Nel classificare la compatibilità con la bicicletta il rapporto valuta sei indicatori distinti. Due di questi riguardano l’hardware (infrastruttura fisica) e quattro si concentrano sul sostware (come sito web, qualità del servizio e costi). Inoltre, vengono utilizzate categorie di bonus e malus per assegnare o togliere punti in base a esempi di buone o cattive pratiche relative a ciascuna categoria. Se non sorprende che Belgio (Nmbs/Sncb) e Svizzera (Sbb/Cff/Ffs) abbiano le ferrovie più ‘ciclabili’ d’Europa, pochi avrebbero scommesso che il servizio ungherese Máv-Start si sarebbe piazzato subito alle loro spalle.
La valutazione è data dalla quantità di posti bici disponibili su ciascun treno, ma anche dalla facilità con cui un cicloturista può organizzare il viaggio e acquistare il biglietto per sé e per la bici: sito web multilingue e di semplice navigazione, facilità di prenotazione e app intuitiva sono le caratteristiche che hanno reso queste tre compagnie vincenti. Oltre naturalmente a una chiara strategia a lungo termine di sviluppo dei servizi a favore di chi usa la bici.
Qualche dettaglio sui primi della classe: della società ferroviaria belga si sottolinea il sito bike friendly che fornisce informazioni sul numero e la posizione degli spazi bici sulle carrozze, degli svizzeri piace l’elevata capacità di trasporto, degli ungheresi in particolare l’offerta strutturata verso le località di richiamo turistico. In Italia come è andata? Non male, ma come sempre si può migliorare tanto. Se infatti Trenitalia raggiunge la sufficienza, attorno al trentesimo posto in graduatoria, meglio delle spagnole Renfe, Italo si trova insieme alle altre 11 compagnie che totalizzano un poco edificante 0 (zero) perché non ammettono biciclette, a meno che non siano completamente smontate e ben impacchettate.
OBBLIGHI DISATTESI
Attualmente le compagnie ferroviarie sarebbero obbligate ad avere almeno quattro posti bici su ogni treno nuovo o ristrutturato (per treno, non per vagone), ma come abbiamo visto alcune non ne hanno proprio. Ecf con altre associazioni ha proposto il raddoppio dei posti minimi, ma la revisione della direttiva che regola i diritti dei passeggeri è lontana dall’essere approvata. Come detto, in Italia non va malissimo grazie a Trenitalia e ai suoi Intercity, che portano fino a sei bici e offrono la ricarica per le bici assistite, ma soprattutto ad alcune Regioni che stanno investendo molto in vagoni con tanti posti dedicati e anche di facile accesso. Né le Frecce né Italo ammettono bici a meno che, come detto, non siano completamente smontate e impacchettate. Quello che servirebbe è una strategia comune per avere un servizio uniforme su tutto il territorio così da rendere semplice anche per uno straniero capire come utilizzare il treno: solo alcune regioni infatti consentono il trasporto gratuito, in altre ci si può abbonare al servizio. Per l’Italia, non ci sarebbe questa volta nemmeno bisogno di andare a copiare dall’estero, le buone pratiche a cui uniformarsi le abbiamo già in casa.
